La lettura di alcuni passi della Bhagavad Gita e gli insegnamenti di Paramahansa Yogananda riguardanti il Kriya Yoga mi hanno indirizzata verso il giusto sentiero

da | 5 Dicembre 2021 | Meditazione

Visto che la Bibbia non mi dava quella spinta che io volevo per trovare Dio, passai a scrutare meglio e presi in prestito dalla biblioteca la Bhagavad Gita[1]. Fu allora che mi convinsi che la mia strada sarebbe stata la spiritualità orientale. Presi poi anche il libro intitolato La Bhagavad Gita così com’è di Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada Acarya fondatore dell’Associazione Internazionale per la coscienza di Krishna, The Bhaktivedanta Book Trust. Questo libro mi ha aiutata a intraprendere il cammino. Ne riporto alcuni passi molto interessanti.

Al capitolo XVI, 1 – 2 – 3, intitolato “Qualità Divine” leggiamo: 

“Il Signore Beato disse:

1. “Assenza di paura, purezza di cuore, perseveranza nella (acquisizione
della) saggezza e nella pratica dello yoga, carità, controllo dei sensi, compiere riti sacri (yajna), studio delle Sacre Scritture, austerità, rettitudine”. (…)

2. “Non violenza, verità, assenza di collera, rinuncia interiore, pace,
avversione alla calunnia, compassione verso tutte le creature, assenza di cupidigia, gentilezza, modestia, stabilità.”

Questi versetti, a cui seguivano spiegazioni e commenti, mi convinsero che avevo preso la strada giusta.

“Spiegazione
“Il fine della vita è conoscere Dio che vive nel cuore di ogni essere come Spirito – impulso divino che dà la vita. Si deve praticare lo yoga ai soli fini di scoprire il Signore che abita nel cuore di ognuno.
Altrimenti lo yoga non è che un gioco, uno pseudo – yoga, una pura e semplice perdita di tempo. Per realizzare questo bisogna astenersi da ogni rapporto sessuale. Non si può godere quotidianamente dei piaceri sessuali a casa propria o altrove e qualche ora più tardi trasformarsi in spiritualisti grazie a qualche cosiddetto corso di yoga. (…)”

La Bhagavad Gita afferma al Cap. 6 Verso 20-23:

“La perfezione dello yoga, o samadhi, si raggiunge quando si sottrae la mente a ogni attività materiale con la pratica dello yoga.
Così, con la mente pura, lo yogi è in grado di vedere il suo vero Sé e gustare la gioia interiore. In questo stato sereno gode di una felicità trascendentale illimitata e gioisce attraverso i sensi spirituali. Raggiunta questa perfezione non si allontana più dalla Verità e comprende che non c’è nulla di più prezioso. In questa posizione non è più turbato neppure dalle peggiori difficoltà.
Questa è la vera libertà da tutte le sofferenze sorte dal contatto con la materia”.

Verso 24

“Si deve praticare lo yoga con una fede e una determinazione incrollabile.
Si devono abbandonare senza riserve tutti i desideri materiali generati dal falso ego e controllare, con la mente tutti i sensi”. (…)[2]

A me sembrava tutto molto complicato ma mi dissi: “Ce la farò”. E così cominciai. 
Fu poi nel leggere l’Autobiografia uno Yogi[3] che presi la decisione di fare tutto quello che Paramahansa Yogananda insegnava. Dal suo libro appresi del Kriya Yoga, la stessa scienza, si legge, che Krishna diede migliaia d’anni fa ad Arjuna, e che poi fu conosciuta da Patanjali e Gesù, da S. Giovanni, San Paolo e da altri suoi discepoli.

A pag. 225 del libro citato si spiega in che cosa consiste:

“Il Kriya Yoga è un metodo semplice, psicofisico mediante il quale il sangue umano viene purificato dell’anidride carbonica e risaturato di ossigeno. Gli atomi di questo ossigeno in sovrappiù si tramutano in correnti di vita per ringiovanire il cervello e i centri spinali. Fermando l’accumularsi del sangue venoso, lo yoghi può diminuire o interrompere il logorio dei tessuti; uno yoghi molto progredito tramuta le sue cellule in pura energia. Elia, Gesù, Kabir, e altri profeti antichi furono maestri nell’usare il Kriya o una tecnica simile, mediante la quale riuscivano a smaterializzare i loro corpi a volontà”.

Yogananda inoltre dice (pag. 225) :

“Krishna, il più grande profeta dell’India, si riferisce al Kriya Yoga in due versetti della Bhagavad Gita: “Immettendo respiro inalante nel respiro esalante, e respiro esalante nel respiro inalante, lo yoghi neutralizza entrambi questi respiri; così egli sottrae prana al cuore e lo porta sotto il suo controllo[4]”.  Ciò s’interpreta nel modo seguente: “Calmando l’attività dei polmoni e del cuore, lo yoghi arresta la decadenza del corpo, e arresta altresì le alterazioni di crescita nelle cellule mediante il controllo di apana (la corrente eliminatoria). Neutralizzando così il logorio e lo sviluppo, lo yoghi acquista il controllo della forza vitale.
Un altro versetto della Gita dice: “Si rende libero in eterno quell’esperto di meditazione (muni) che, cercando la Meta Suprema, è capace di ritrarsi dai fenomeni esterni, fissando lo sguardo nel punto centrale fra le sopracciglia e neutralizzando le correnti uniformi di prana e di apana nelle narici e nei polmoni, e di dominare la propria mente sensoria e l’intelletto, nonché di rendersi libero dai desideri, dal timore e dall’ira”[5].

Ecco, fu il libro di Yogananda a darmi la spinta. Questi due versetti della Bhagavad Gita mi diedero coraggio.

Mi ispirarono pure le parole di San Paolo. La sua affermazione di essere ognuno di noi il “Tempio di Dio” o dello “Spirito Santo” ci fa capire che essendo il tempio del Signore bisogna tenere puro il corpo. Al riguardo dice: “Rendi gloria a Dio nel tuo corpo”. Inoltre Egli ci esorta: “Presentate i vostri corpi in ostia vivente a Dio”, e cita l’esempio degli atleti che si controllano continuamente: “L’atleta si sottopone ad un severo allenamento”. Di se stesso Egli dice: “Io controllo il mio corpo e lo sottometto”. (1 Cor., 6, 19) (Romani 12; 1 Cor., 9, 2, 24 ss; 2 Cor., 4, 10, Col., 1, 24).
Da qui si capisce che Egli praticava la tecnica del Kriya Yoga, come dice Yogananda nel suo libro.
Inoltre mi scolpii nella mente ciò che disse Gesù: “Ascolta Israele… Ama il Signore Iddio tuo con tutta la tua anima, la tua mente e con tutta la tua forza”. In pratica era ciò che ci voleva nella meditazione; e cioè mettere Dio al primo posto nella vita. Così facendo, man mano s’incomincia a sentire il bisogno del completo abbandono a Dio. Ma prima di arrivare a questo bisogna dare battaglia alle cattive abitudini; il che non è facile.

A questo proposito, la Bhagavad Gita al Capitolo XVIII dice:

“Se facendoti prendere dalla presunzione tu pensi: “Non combatterò” questa tua risoluzione è vana! Perché la natura innata ti costringerà a fare il tuo dovere di soldato, di combattere i sensi”.

E questa è verità perché anche se è molto difficile combattere questa battaglia, il Signore ci aiuta molto e la rende facile. E dopo si diventa molto devoti, difatti al capitolo VIII della Bhagavad Gita, Dio dice:

“Fissa la tua mente su di Me, sii Mio devoto, inchinati a Me con reverenza in adorazione incessante. Unito in tal modo a Me, che sono la tua Meta Suprema, tu sarai Mio”.

Secondo me le visioni che Dio dà non servono solo per fortificare l’anima ma anche per vederLo, qui e ora; non ci fa aspettare quando si va al di là. Infatti al cap. XI, 8, della Bhagavad Gita leggiamo:

“Ma tu non puoi vederMi con occhi mortali. Perciò ti concedo la vista divina. Guarda il Potere Supremo del Mio Yoga!”

(Queste citazioni della Bhagavad Gita sono tratte dal libro La Bhagavad Gita così com’è, autore Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada, Acarya fondatore dell’Associazione Internazionale per la coscienza di Krishna, The Bhaktivedanta Book Trust).

Io sono andata avanti per parecchio tempo a praticare sia la meditazione come pure andare in Chiesa. Yogananda scrive che non dobbiamo cambiare religione ma aggiungere alla nostra religione la meditazione. Così facendo, trarremo beneficio da tutte e due le cose. Ma io non provavo più attrazione per la Chiesa perché le due cose erano troppo diverse; a causa di dogmi, regole e pensiero mi trovai a non averne più bisogno. Capivo che altrimenti non avrei potuto andare avanti nella mia ricerca.

A distanza di molti anni ho conosciuto Sai Baba e nei Suoi Discorsi ho trovato le seguenti parole:

“È bene essere nato in una chiesa, ma non è bene morirvici.
Crescete ed affrancatevi da limiti e da regole che sbarrano la vostra libertà di pensiero da cerimoniali che restringono e dirigono.
Raggiungete il punto nel quale le chiese non hanno più importanza, dove finiscono tutte le strade, da cui tutte le strade escono”.
Baba

E poi parla a chi aspira alla ricerca e dice:

“Ogni aspirante che va alla ricerca dell’Eterno attraverso il sentiero della Devozione deve sforzarsi di acquisire queste caratteristiche: deve:
1° – tenersi lontano dai tumulti, dalle crudeltà, dalla falsità di questo mondo;
2° – abituarsi alla verità, alla rettitudine, all’amore e alla pace;
3° – respingere perché privi di valore la lode ed il biasimo, l’apprezzamento e la derisione, la prosperità e l’avversità;
4° – mantenere salda fede nella propria innata Realtà;
5° – dedicarsi all’elevazione spirituale”.
Baba.



[1] La Bhagavad Gita è un testo sacro dell’Induismo

[2] Tratto da: La Bhagavad Gita così com’è, autore Sua Divina Grazia A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada, Acarya fondatore dell’Associazione Internazionale per la coscienza di Krishna, The Bhaktivedanta Book Trust

[3] Astrolabio – Ubaldini Editore

[4] Nota del libro Autobiografia di uno Yogi: “Bhagavad Gita, IV, 29”

[5] Tratto da Autobiografia di uno Yogi, di Paramahansa Yogananda, Astrolabio, p. 225 – 226

Parlo di me

Ciò che ho sperimentato e compreso è talmente bello e importante che non posso tenerlo solo per me. Per questo ho deciso di condividere le mie esperienze spirituali. E se anche soltanto una persona, leggendo il blog o i miei libri, decidesse di intraprendere un cammino di ricerca interiore arrivando a provare la mia stessa infinita Gioia, avrò raggiunto l’obiettivo. La vita spirituale mi ha dato tutto, mi ha appagato completamente. Quando si ama intensamente Dio, non si desidera nient’altro e non si teme più nemmeno la morte. Il Padre, puro Amore, è la Grande Energia che permea l’Universo e noi non siamo altro che sue Scintille. Acquisirne la consapevolezza ci fa sentire completi e in armonia con il creato. Nel mio cammino, ho scelto la meditazione profonda perchè la considero una via diretta, ma ciascuno è libero di intraprendere la strada che gli è più consona.

Anna Gravinese

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